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L’arte si esprime in forme e modi diversi ed Erik A.Frandsen, nato nel 1957 a Randers, da tempo sta esplorando molte di queste forme, comunicando al mondo  un messaggio carico di bellezza e novità.

L’ARTE DI FRANDSEN

Photocredit @ErikAFrandsen

Nato e cresciuto in Danimarca, Frandsen, un artista auto-didatta, è riuscito ad arricchire il suo curriculum artistico vivendo e condividendo esperienze con artigiani italiani, scegliendo Pietrasanta, come luogo di elezione per apprendere l’arte del mosaico, e scegliendo la ditta Mosaici Ferrari e Bacci, come proprio partner per eseguire opere, piene di originalità ed ispirazione, opere che così bene si fondono e si adattano alla realtà di un 2020 dove la storia di ogni giorno diventa racconto di pietra.

L’ARTE DI FRANDSEN

Photocredit @MosaiciFerrarieBacci

La sua opera ci accompagna alla scoperta di messaggi nascosti, non sempre visibili ad una prima occhiata, segreti che si svelano, come una donna bella e misteriosa, a poco a poco, conservati, come sono, tra le pieghe di un’opera che si racconta a chi la vuol ascoltare, che si svela a chi la vuol vedere.

Motivi artistici vengono re-inventati nell’opera di Frandsen attraverso l’uso di metodologie e forme espressive diverse che si sono sviluppate nel corso della relazione con la Mosaici Ferrari e Bacci, una relazione risalente a molto tempo fa ed arricchita, nel corso di questi anni, da esperienze uniche e straordinarie che hanno permesso di realizzare opere di incredibile portata artistica.

E’ sicuramente questo il caso della magnifica scalinata che Frandsen ha progettato per la nuova ala dell’ospedale di Copenhagen, inaugurato alla presenza di Sua Maestà, La regina di Danimarca, un’opera che ha richiesto un periodo di progettazione lungo due anni e mezzo ed una vasta gamma di colori, oltre 250 colori diversi di tasselli di mosaici, per essere completato.

L’ARTE DI FRANDSEN

Photocredit @MosaiciFerrarieBacci

Ma qual’era il concetto alla base di questo progetto entusiasmante?

Qual’era l’idea che faceva da fil rouge a questa cascata di colori e forme?

Cos’è che rende unico, insostituibile ciascun essere umano? Cos’è che lo rende speciale?

Si deve essere chiesto Frandsen.

La risposta, immediata, ma non scontata, sta in quel filamento noto come Acido Desossiribonucleico e abbreviato con il codice ormai noto DNA, che contiene le informazioni disponibili alla creazione e al mantenimento del corpo umano e che funziona come le lettere all’interno di un alfabeto, che si dispongono nello spazio per creare parole e frasi.

Ma così come accade nella vita reale, nel momento in cui una frase, una vita, un organismo viene creato, qualcosa può andare storto, errori possono verificarsi e questo “incidente” può modificare il risultato finale drasticamente e per sempre, così anche nell’arte di Frandsen la vita nasce da una, o più di una, piccole ma determinanti imperfezioni che ne cambiano il significato, il corso, l’aspetto, che la rendono unica, che la rendono bella.

Come poter riprodurre questo concetto con dei tasselli in vetro?

E’ qui che si rivela tutta la genialità di Frandsen, che ha usato, in mezzo a migliaia di tasselli perfettamente tagliati ed inseriti, pezzi “sbagliati” o tagliati male, pezzi di mosaico che in altre situazioni o opere sarebbero stato scartati e che qui sono stati invece inseriti in un modello, che sebbene sbagliato, o parzialmente sbagliato, o proprio perché sbagliato, mantiene tutta la sua bellezza, tutta la sua unicità.

Il concetto era così nuovo, affascinante, meraviglioso, ma al tempo stesso così preoccupante che tutti noi, alla Mosaici Ferrari e Bacci, reagimmo con un entusiasmo ed un’eccitazione mai provati prima.

Il che, ovviamente, mi tenne sveglio per diverse notti sia per il timore, che per l’ansia positiva che questa novità generavano, e, mentre i giorni passavano e Frandsen svelava a me e a tutto il mio staff, il progetto, le mani dei nostri artigiani cominciarono a dare forma all’idea, alla geniale idea dell’artista, al concetto che egli voleva esprimere.

In primo luogo pensammo al marmo, come materiale di base, ma poi ci rendemmo conto che la sua densità impediva al progetto di trasmettere la forza gioiosa che doveva essere comunicata, secondo il progetto originario dell’artista e quindi questo materiale fu tristemente ma decisamente abbandonato per lasciare spazio ad un uso estensivo ed esclusivo del vetro di Murano, capace com’era, questo materiale, di far trasparire la luce ed esprimere così la gioia di vivere.

Un ultimo colpo di genio da parte di Frandsen, fu quello di rifiutarsi di riempire l’area circostante la scala, lasciando i muri che facevano da cornice all’opera, totalmente bianchi per dare enfasi e forza al concetto che il mosaico comunicava.

L’ARTE DI FRANDSEN

Photocredit @MosaiciFerrarieBacci

L’ARTE DI FRANDSEN

Photocredit @MosaiciFerrarieBacci

La rampa della scala da creare fu poi suddivisa in pannelli da 30 cm l’uno, per non superare il massimo peso consentito ed un rilievo in 3D fu seguito per visualizzare lo spazio e il volume che sarebbero stati usati.

Da un lavoro genialmente nuovo nacque una metodologia di lavoro totalmente nuova e singolare, almeno per noi, che vedeva me e il mio team iniziare, ogni giorno, con i materiali di scarto del giorno prima, che dovevano servirci da stimolo e permetterci di dare vita all’impulso creativo dell’artista.

Non c’è bisogno di dire che questo è stato, per me e per la mia azienda, uno dei progetti più entusiasmanti sul quale abbia mai lavorato, grazie alla potenza creativa e comunicativa di un messaggio totalmente innovativo, che mi hanno reso orgoglioso di aver contribuito a trasformare in realtà un’idea che vede nell’imperfezione la bellezza della vita.