Al tempo dei socials, e del web marketing, comunicare e promuovere ha assunto un nuovo aspetto, fatto di foto, di commenti, di video, di like, fatto di engagement.
Nel linguaggio tecnico l’engagement è la metrica più importante, è il segno che il tema toccato è di interesse per tutti, per molti, così di interesse da attivare il più potente degli strumenti del marketing mix, quello che si trova nella P di promozione: il Passa Parola.
La viralità del passa parola è potente, è travolgente, è imbattibile, perché stimola il famoso Fattore H, lo Human factor, perché spinge persone vere, in carne ed ossa a raccontare la propria storia, a fare dello story telling anche se solo virtuale, anche se solo on line.
Questo è quello che sta succedendo in questi giorni con uno dei posts pubblicati sulla pagina Facebook del nostro network Made in Pietrasanta che ha visto nei giorni scorsi una foto non nuovissima, forse del 2007, che ritrae Massimo Galleni, insieme ai suoi aiutanti ed ad altri artigiani del marmo di Pietrasanta, di fronte ad un imponente caminetto escavato, anzi scolpito da un magnifico blocco del marmo più bianco che la natura abbia mai potuto produrre.

La didascalia chiarisce che si trattava di un caminetto in marmo di Carrara, realizzato in un unico blocco di marmo, per una committenza russa.
Questo post in apparenza semplice, anzi banale, perché datato, ad oggi ha già raggiunto oltre 49.000 persone, realizzato 8.148 interazioni e è stato condiviso circa 300 volte.
E’ diventato cioè virale sul WEB.
La storia del caminetto, anzi dei due caminetti, perché i magnifici pezzi in realtà sono due, è ovviamente un pò più complessa e merita di essere raccontata.
Nel 2007, la ditta Massimo Galleni Scultore, ricevette un’ordinazione da un’azienda russa per la realizzazione di due caminetti in marmo Bianco P, destinati ad ornare il salone di rappresentanza del palazzo neo barocco di un magnate russo.
Si trattava della residenza estiva, di questo fortunato signore, situata nel Villaggio di Vyrisita, nella regione di Leningrado, nelle vicinanze di San Pietroburgo. Il palazzo si ispira al famoso Palazzo della zarina Caterina I°, il Grande Palazzo di Carskoe Selo, ristrutturato nel 1752 in stile roccocò flamboyant dall’architetto italiano Rastrelli.

I camini erano in realtà una composizione di due elementi che vedeva anche due cornicioni decorati con altre sculture dalla sembianza di piccoli angeli, detti “putti”, realizzati in marmo massello dello stesso tipo di materiale, per dare una dimensione ed un’allure ancora più imponente se possibile, alla magnifica opera.
Il peso di tutte queste opere era tale che fu necessario l’intervento di un ingegnere che progettò un sistema di ancoraggio al muro dell’edificio in modo da evitare che il peso, nella sua totalità, gravasse sulla superficie del pavimento, che non lo avrebbe potuto sostenere.

L’inserimento di una potente e complessa armatura in acciaio appositamente progettata, risolse il problema e creò l’ancoraggio necessario.

I camini erano decorati ai due lati da due figure allegoriche rappresentanti un fauno ed una ninfa, ognuno dei quali reggeva un’anfora, elementi che sono stati poi utilizzati come basi per due grandi candelieri a molti bracci in ottone dorato.
A rendere il progetto ancora più affascinante fu la necessità di “svuotare” le anfore affinché si potesse far passare un sistema di cavi atti all’illuminazione delle stesse e trasformarle in meravigliose lampade.
L’intero progetto, dalla recezione del bozzetto inviato dalla Russia alla consegna delle opere, richiese circa due anni di lavoro e creò una rete, anzi un network, che ha prodotto, nel corso del tempo, altri lavori, altre richieste, altre commesse, che sono andate ad arricchire, di volta in volta, il magnifico giardino, i saloni e i corridoi di questo edificio, che ha assunto l’aspetto di una reggia d’altri tempi.

Ma la bellezza di questo intervento, per quanto importante ed imponente, sarebbe rimasta confinata nei limiti dello splendido parco e della magnifica dimora, nei limiti degli “happy few” che avevano partecipato al progetto e lo avevano realizzato, se non fosse stato per i socials, per il web e per la viralità che questo nuovo mezzo di condivisione e comunicazione ha reso possibile.
Evvia l’arte di Pietrasanta, evviva il social media marketing, evviva l’arte di Massimo Galleni Scultore.