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Carla Mattii e il linguaggio dei fiori
Quante volte vi è capitato di vedere un fiore dipinto in un quadro o riprodotto in una scultura di marmo bianco?
Sono solo elementi decorativi o nascondono e, talvolta, raccontano un significato recondito?

Nel passato, la pittura dei fiori o di soggetti naturali in generale (la così detta Natura morta), nasce come genere minore, rispetto alle correnti consolidate come la pittura religiosa o mitologica a cui veniva conferito l’importante incarico di rappresentare il divino, l’aldilà, di ricordare all’uomo la sua caducità.

In Italia ne si ha traccia dal Rinascimento in poi ed in Europa il primo a creare una vera e propria opera d’arte di questo genere, fu il fiammingo Hans Memling che nel 1490 dipinse un primo vaso di fiori, anche se dovremo attendere l’avvento del grande Caravaggio e della sua canestra di frutta perché questo tema acquisti una sua predominanza ed un suo linguaggio.

il linguaggio dei fiori
Photocredit : @Pinterest

Da questo momento in poi il fiore, e gli elementi naturali in genere, assume e assumono un ruolo quasi paritario a quello della figura umana: non più un puro elemento decorativo ma, in alcuni casi un elemento che rafforza la personalità del soggetto umano, volto a sottolineare il messaggio che l’opera vuol raccontare al suo spettatore.

Nell’arte contemporanea il fiore e la simbologia ad esso afferente ha trovato un suo spazio, una sua dimensione, nuova e sempre diversa che si esprime al meglio nell’ opera che lo studio Copernico di Milano ha commissionato allo Studio Di Scultura Massimo Galleni.

Nella vita di tutti i giorni, a tutti è capitato di regalare o ricevere dei fiori.
Esiste un mondo intero dietro alla semplice forma e colore di un fiore: la sposa porta all’altare un bouquet fiorito: metafora di un dono ben più grande, quello della suocera, che reca in dote, alla nuora, la vita del figlio, e metafora, alla fine del matrimonio, di un “passaggio di consegne”, verso ragazze non ancora maritate.

Regalare l’edera vuol dire amore privilegiato e fedeltà, regalare la dalia riconoscenza e gratitudine, i gerani invece ci parlano di follia e stupidità e regalare rose rosse, ci parla di passione.

La simbologia che i fiori raccontano è vasta e variegata.

Ma quale storia ci raccontano i fiori di Carla Mattii, con la loro materialità tutta marmorea?

Carla Mattii e il linguaggio dei fiori
Photocredit @massimogalleni

Una storia nuova, fatta di forme mai viste all’interno di un paesaggio botanico, pieno di fantasia e colori, dove i fiori diventano protagonisti assoluti di un racconto, di un monito, di un messaggio sociale, oltre che artistico.
Fiori mai scoperti in natura, mai raccolti in un prato, mai cresciuti in un giardino ma creati da un meticoloso lavoro di assemblaggio e sintesi.

Carla Mattii e il linguaggio dei fiori
Photocredit @massimogalleni

Fiori fuori dalla nostra realtà ma che potrebbero esistere, prodotti dall’immaginario di un’artista attenta alle problematiche sociali, ambientali, che ci racconta di una natura violata, modificata dalla mano dell’uomo.
E, mentre l’artigiano segue le forme sinuose dell’artista, nasce un fiore che, forse un giorno, potremmo veder crescere, con timore ed apprensione, nel mondo reale.

Carla Mattii e il linguaggio dei fiori
Photocredit @massimogalleni

Come ci racconta Piera Peri, curatrice di una delle ultime mostre di Carla Mattii : “il fiore è sempre stato iconograficamente foriero di simbologie positive e metafora esso stesso della conciliazione, dell’amore, nonché spazio di “libertà creativa” che l’autore si ritagliava, all’interno di composizioni pittoriche e scultoree più complesse (pensiamo alle pale d’altare o ai capitelli). Esso non apre spiragli di conflitto come non evoca alcuna negatività o incrinatura”.
I fiori di Carla Mattii ci raccontano una storia diversa e ci aprono le porte ad un futuro dove l’arte contemporanea trova nella scultura più pura ed elegante, la sua cifra espressiva più potente.