Il vetro, antico di millenni, è quel prezioso materiale ottenuto tramite la solidificazione di un liquido, non accompagnata dalla cristallizzazione, un processo sulla base del quale i vetri sono definibili solidi amorfi, in quanto non possiedono un reticolo di cristallo ordinato, ma una struttura disordinata e rigida composta da atomi legati covalentemente.
Tale reticolo disordinato permette la presenza di interstizi in cui possono essere presenti impurezze, spesso desiderate, date dai metalli.
L’arte e la tecnica della fabbricazione e della lavorazione del vetro è chiamata “ialurgia” come gli esperti sanno.
Partire dal vetro per creare una fusione da cui nascerà una scultura, significa studiare ed applicare una tecnica antica, che risale al 3° Millennio AC, come ci racconta Plinio Il Vecchio, ed esplorare i manufatti dell’Egitto faraonico almeno dal Medio Regno, continuando in un percorso di conoscenza che passa attraverso i Fenici ed “atterra” nel magico mondo dei vetri veneziani.
Alla Fonderia Artistica Mariani, si studia questa tecnica da molti anni, non tanto per replicare le meraviglie dei maestri soffiatori veneziani, che arricchiscono le nostre case, le nostre tavole, di eterei manufatti dai colori e dalle forme inimitabili, ma per fornire all’arte contemporanea, un mezzo espressivo potente, forte, adatto a rappresentare l’arte del 21 secolo in tutte le sue complessità, senza mai perdere di vista quanto di classico la nostra arte è capace di produrre.
Il percorso è stato lungo, la sperimentazione continua, la passione forte.



Nicola Agolini, la mente del progetto, comincia a parlarne ora, dopo anni, e ci racconta dei molti tentativi di fondere il vetro a temperature di 800 gradi, ben al di sotto dei canonici 1200-1500 gradi, in forni, spesso, se non sempre, utilizzati per fondere altri materiali, da sempre deputati alla scultura: il bronzo, l’argento ed altre leghe; e ci mostra con un sorriso orgoglioso le prime creazioni di alcuni degli artisti contemporanei, che con lui, hanno sperimentato e stanno sperimentando questa tecnica.

Tra i quali potremmo citare il grande Giuliano Vangi che in una recente intervista al quotidiano IL TIRRENO racconta di sé e della nostra sperimentazione:

Da quanto tempo lavora in città?
«Da circa venticinque anni. Prima realizzavo le mie opere in marmo a Carrara, presso lo studio Nicoli. Non c’erano, però, fonderie, necessarie per alcuni miei lavori. Mi parlarono di Pietrasanta e dei suoi maestri fonditori. Così ho conosciuto questa splendida città. Nel laboratorio di Enio Galeotti ho realizzato la prima opera: una scultura policroma in granito che attualmente si trova nel museo che mi è stato dedicato in Giappone. Poi lavorai alla Fonderia Tesconi. Affittai successivamente un piccolo studio sino ad acquistare un “capannoncino”.
Oggi ho un laboratorio dove riesco ad eseguire anche opere di grandi dimensioni. Nello studio di Pesaro realizzo disegni, modelli, bozzetti che sviluppo a Pietrasanta.
Ho lavorato in molte fonderie, attualmente alla Mariani, dove con Nicola Agolini sperimento nuovi materiali, metalli e tecniche».
Cit .Il Tirreno, 14/02/2016, Domenico Lombardi.
La scorsa settimana la nostra ultima fatica, che vi presentiamo con questa foto fatta da noi, di un colore straordinario, nata dalla fusione del vetro e di una bottiglia… si avete letto bene, una normale bottiglia di vetro di uso domestico.
Noi ci siamo divertiti a chiamarlo “Cavolfiore”… voi che nome gli dareste?
