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L’applicazione della pulitura laser nella conservazione di manufatti artistici è stata proposta all’inizio degli anni 70 attraverso una serie di test pratici effettuati a Venezia su oggetti lapidei con crosta nera. laser
Durante gli anni 80 il livello tecnologico dei sistemi laser aumentò significativamente ma i costi erano comunque ancora fuori dalla portata del campo specifico di applicazione.

Dalla seconda metà degli anni 80 la pulitura laser è stata ampiamente applicata nel restauro di manufatti lapidei soprattutto per la rimozione di croste nere prodotte dall’inquinamento ambientale ma anche per la rimozione di strati neri applicati intenzionalmente nel passato.

Il Fregio Occidentale del Partenone e famosi capolavori del Rinascimento come il Profeta Abacuc di Donatello, San Marco, i pannelli di Andrea Pisano del campanile di Giotto del Duomo di Firenze, San Filippo e i Santi Quattro Coronati di Nanni di Banco, la Fonte Gaia di Jacopo della Quercia in Piazza del Campo a Siena, i capitelli della torre pendente e della cattedrale di Pisa sono solo alcuni esempi di opere d’arte che hanno subito un intervento di restauro a mezzo di questa nuova tecnologia.
laser
L’ablazione laser mostra in effetti molti vantaggi rispetto a metodi chimici e meccanici di pulitura tradizionali in termini di gradualità, auto-terminazione, selettività ed impatto ambientale.
Cosa succede quando il raggio laser colpisce la superficie da rimuovere? Il primo effetto che si ha è l’assorbimento da parte della crosta di questo raggio laser. In altri termini, essendo la radiazione laser “luce”, essa risulta fortemente assorbita da ciò che è scuro mentre è riflessa da ciò che è chiaro.

Questo determina una selettività nell’azione del laser sulle superfici da trattare per cui una superficie chiara (pulita) assorbirà una quantità inferiore di energia rispetto ad una superficie scura (da pulire).
L’esecuzione della pulitura laser si basa sui concetti di soglia di ablazione, ora sostituita con soglia di pulitura e di soglia di danno. La prima si riferisce all’energia che deve essere impiegata per ottenere il processo di asportazione (spallazione) dello strato che deve essere ablato.

La seconda fa riferimento all’energia che lo strato che deve essere conservato può effettivamente sopportare senza che subisca un danno. I danni che possono essere arrecati sono di due tipi: danni termici e meccanici; e si manifestano con variazione del colore, micro esplosioni, scalfitture del colore ecc.

Compito del restauratore laserista è quello di compiere la ricerca delle suddette soglie e ricercare l’intervallo tra le due situazioni limite che esse rappresentano per operare nel rispetto totale del manufatto. La situazione ottimale si ottiene quando la soglia di danno ha valori molto più alti rispetto alla soglia di ablazione. Qui il laser esprime tutte le sue potenzialità. laser

Quando ciò, per la natura intrinseca degli strati non è possibile, è possibile mettere a punto una serie di strategie che vanno dalla bagnatura, alternanza di metodo di pulitura con sistemi tradizionali e variazione di sorgenti laser (quindi variazione della durata di impulso). Quest’ultimo aspetto risulta attualmente una grossa fonte di stimolo per la ricerca.

La letteratura scientifica esistente, ha ormai ben dimostrato come la variazione di lunghezza d’onda, ma in particolare della durata di impulso generano comportamenti molto differenti sulla materia irraggiata. In molti casi l’utilizzo della tecnologia laser si è rivelata vincente ad esempio per mantenere alcune patine che testimoniano il passare del tempo, oppure per salvaguardare le parti in tessuto, che con agenti chimici avrebbero rischiato di deteriorarsi.

pulitura laser

Per ulteriori informazioni: RestauroItalia