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Robot e Stemma: storia di un’ideaL’opera d’arte ed il concetto che essa incarna vivono per sempre, sopravvivono alla mano di chi li ha pensati, creati, realizzati, sopravvive alle mode, ai trends, alle persone… ma la materia che la compone no, la materia è fragile, caduca, deperibile, attaccata com’è dagli eventi atmosferici, dall’inquinamento, dall’esposizione alla luce, al sole, dalla mano dell’uomo.
La materia invecchia, il concetto dell’opera no.
Non può.

La materia deve essere protetta, curata, preservata, affinché l’opera d’arte possa continuare il suo dialogo con le generazioni future.
Affinché sopravviva al tempo.

E’stato questo il punto di partenza che ha guidato la scelta progettuale del lavoro che ha visto Restauroitalia impegnata su un fronte diverso dal solito, non il restauro fine a se stesso, ma la sostituzione del manufatto con una copia e la collocazione dello stemma originario in un luogo protetto ad imperitura memoria dello storico Palazzo graziosamente contornato dal Giardino Pubblico Migliorati di San Miniato.

Un nuovo approccio, questo, che ha visto il nostro committente abbracciare questa nuova proposta di Restauroitalia e che ha portato alla creazione di una copia dello stemma, che, utilizzando la stessa pietra, o meglio lo stesso litotipo usato per l’originale, realizzasse un duplicato perfettamente identico al pezzo originale, grazie all’ausilio di un Robot a 7 assi che ha lavorato su un modello digitale in 3D.

Ma come si può, penseranno i nostri lettori, garantire una fedeltà totale della copia all’originale, in termini di realizzazione?

Si può, rispondiamo noi, creando una sinergia tra l’abilità, la conoscenza e l’esperienza del restauratore e la raffinatezza di una tecnologia che oggi ci permette di realizzare opere perfette o perfettamente riprodotte nella loro unicità e, talvolta, perché no, nella loro imperfezione tutta umana.

RestauroItalia: storia di un’idea

Lo scopo ultimo o forse il primo era quello di avere un nuovo stemma, identico all’originale, da poter ricollocare nella sua sede originaria, preservando lo stemma antico e conservandolo in un ambiente che ne arrestasse l’apparentemente inarrestabile processo di decadimento.

Residenza dei Marchesi Migliorati dal lontano XIV secolo, anno di edificazione dello stesso, il Palazzo, scrigno dello Stemma oggetto del nostro intervento, ha subito modifiche sin dal XVII secolo, il periodo a cui risale la facciata attuale, quando la famiglia Migliorati giunse al massimo del suo potere.

Oggi sede dell’Accademia degli Etuleti, cioè degli “uomini di buona volontà che perseguono un buon fine”, avente come scopo principale la diffusione e lo sviluppo non solo del patrimonio letterario, ma soprattutto del sapere scientifico e degli studi legati allo sviluppo dell’agricoltura, il Palazzo Migliorati è arricchito da un giardino che si trova al di là della strada su cui affaccia il palazzo, con una vista straordinaria sulla valle dell’Arno di grande respiro, ed è tra i siti che il Fai ha inserito nel suo portfolio di luoghi di interesse nazionale.

Le premesse, queste premesse, vedevano, ancora una volta, Restauro Italia, agire in un luogo di interesse storico, su un manufatto unico che, per sopravvivere agli insulti del tempo, doveva essere protetto, per continuare ad arricchire, con la sua presenza, un territorio.

Necessaria si è quindi rivelata, sin da subito, una cura ed un’attenzione particolare che portasse ad un unico risultato: preservare e riprodurre.

La tecnica, ancora una volta, la tecnica, ha dato le risposte necessarie, grazie ad un rilievo fotogrammetrico in 3D, realizzato con una Canon D7200, che ha portato alla creazione di un modello montato con un software Zephir 3DF, utilizzando 50 posizioni di presa.
Da qui la conversione in formato STL e la preparazione per la lavorazione con software MeshMixer e Meshlab,

Robot e Stemma: storia di un’idea

che ha permesso la creazione di un modello sul quale il robot a 7 assi ha potuto operare, intagliando un magnifico blocco di pietra serena, partendo da quella stessa materia che la natura ha offerto all’artista a suo tempo, in tutta la sua unicità e caducità.

RestauroItalia: storia di un’idea

Dischi diamantati, utensili resi imbattibili dal diamante sintetico, dal potere di tagliare la pietra, come il burro, direbbero i nostri artigiani, sono stati una parte integrante del processo che ha portato il blocco ad essere sbozzato, tagliato, formato e trasformato in uno stemma dotato di due golfari inghisati dentro la pietra mediante una resina epossidica, nota con il nome di Akepox2030.

La mano, quella del restauratore ha conferito quella unicità che solo una rifinitura manuale può offrire ad un manufatto di questa portata storica e due potenti ganci, garantiti nella loro tenuta da uno studio di calcolo ingegneristico, ha ricondotto, o meglio ha condotto il nuovo stemma a collocarsi nella dimora ad esso preposto sin dal lontano XIV secolo.

Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti e rende Restauroitalia orgogliosa di aver contribuito, ancora una volta, al recupero e alla diffusione del bello, perché, come si sa: “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna”.
(Cit: Oscar Wilde)

Il Robot e lo Stemma: storia di un’idea