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L’UOMO VITRUVIANO E L’UOMO DI VINCI DI MARIO CEROLI IN UN PERCORSO DI RESTAURO E RINASCITA

Alla Restauro Italia non esiste lavoro di restauro che non inizi da una valutazione inziale, da uno studio, che approfondisca lo stato di conservazione dell’opera, che ci dia la misura precisa di cosa fare e dove farlo.

Nel caso dell’Uomo Vitruviano del Ceroli, lo studio e il conseguente intervento, generosamente sponsorizzati dalla ditta Sigel, si sono articolati in due fasi: in primo luogo sull’opera nella sua interezza e complessa storicità, e, in un secondo luogo, sull’opera nelle sue singole parti, grazie ad una precisa ed attenta operazione di smontaggio, organizzata e realizzata dal Sig. Marinari, creando così le condizioni per una valutazione puntuale e particolareggiata del degrado.

L’Uomo di Vinci, di Mario Ceroli è senza dubbio una delle opere d’arte contemporanea più note e fotografate di tutta la Toscana, e si presenta come una monumentale scultura in legno che omaggia l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci.

La genesi dell’opera risale al lontano 1967 quando Ceroli, all’epoca ventinovenne, già distintosi, come arista per l’originalità della sua proposta e avendo sperimentato tutti i possibili materiali, dal marmo alla stoffa, dalla carta alla ceramica, trovò nel legno la dimensione a lui più congeniale.

Il legno, un materiale povero, fu scelto da Mario Ceroli, (in questo un anticipatore di quella tendenza che, dal 1967 in poi, sarebbe stata definita da Germano Celant “arte povera”, e alla quale fu associato anche Ceroli stesso), perché consentiva all’artista di lavorare in completa autonomia sull’opera d’arte.

Ma il legno, si sa, è facile vittima degli attacchi atmosferici, e subisce forme di degrado inevitabili, soprattutto se l’opera è esposta in the open air, ed ecco qui l’intervento, sentito come necessario, anzi inevitabile per garantire l’integrità dell’opera ed una sua durata nel tempo.

Come primo passo è stato fatto uso di uno strumento di valutazione divenuto usuale nelle procedure della Restauro Italia: il rilievo tridimensionale con laser scanner che, insieme ad una documentazione fotografica ha permesso la messa a punto di un sistema di catalogazione delle singole parti.

UOMO VITRUVIANO
Photocredit @RestauroItalia

L’opera si è manifestata subito nella sua fragilità, con un braccio instabile e pericolante ed ha richiesto l’uso di tiranti e cinghie, così come l’ausilio di una gru per movimentare le porzioni smontabili e trasportarle in laboratorio.


Photocredit @RestauroItalia

E’ da lì che è iniziata la fase diagnostica, evidenziando lo stato di degrado del legno che è risultato deformato sia in elementi interni che esterni con delaminazioni,

UOMO VITRUVIANO

fessurazioni, distacchi e lacune originate dalla caduta di frammenti.
Le vernici protettive risultavano notevolmente degradate e, in alcuni casi completamente esfoliate.
Attacchi biologici da parte di alghe, licheni e muschi, incentivati da percolamenti di acqua e la presenza di insetti xilofagi, completavano il quadro di degrado che l’opera stava subendo.

In passato, l’opera era stata sottoposta ad interventi, quali stuccature e l’inserimento di viti, totalmente inidonei alla tipologia di materiale, che, se possibile, avevano contribuito a peggiorarne lo stato.
L’intervento di Restauro Italia, si è quindi concretizzato e sviluppato su vari fronti iniziando con le parti lignee, usando un trattamento biocida ed antitarlo, proseguendo con una pulizia accurata delle superfici, asportando la patina biologica e rimuovendo le vecchie vernici con diluenti ed abrasivi “gentili”.

UOMO VITRUVIANO

Lo stucco incongruo e le inutili viti, risultato di un restauro poco rispettoso o poco pensato, sono state rimosse con cura, per riportare l’opera alla sua integrità originaria.

Infine le scritte, quei segni che spesso l’uomo nella sua ignoranza o arroganza usa per sfregiare opere di interesse pubblico, sono state rimosse, in parte, solo se scritte a pennarello, mentre, per quelle incise sul legno, purtroppo, non è stato possibile fare molto, per evitare la rimozione di parti troppo significative di materia.

Molto potrebbe essere scritto sulla stupida necessità che il visitatore prova e manifesta, di segnare il territorio e ciò che lo contraddistingue con il suo passaggio, ma noi ci limitiamo ad inorridire ed intervenire, per donare all’opera la sua integrità originaria.
Sostituire: questo è da sempre uno dei temi più dibattuti nel mondo dell’arte contemporanea.

Come si possono sostituire quelle parti dell’opera che per loro natura, sono caduche senza con questo minare l’integrità dell’opera stessa?
E’ preferibile lasciar decadere il materiale originario fino alla scomparsa dell’opera, per non minarne il messaggio o la sua integrità oppure intervenire e far vivere l’opera?

Il pensiero qui si fa confuso per molti storici dell’arte contemporanea, mentre il nostro è chiaro: preservare ai posteri il messaggio dell’opera nel rispetto più assoluto dell’opera stessa.

Questa è la nostra mission, questo è stato il nostro focus nel restauro dell’Uomo Vitruviano di Ceroli ed è in questo senso che abbiamo operato, sostituendo quelle parti eccessivamente ammalorate realizzando inserti e protesi con un legno della stessa essenza, l’iroko, usato dall’artista, nel momento della creazione.

La resina alifatica è stata, come spesso accade nel lavoro di restauro, un nostro alleato, permettendoci di stabilizzare i distacchi, le deformazioni e le delaminazioni e il cromatismo dell’opera è stato equilibrato, ottenuto, raggiunto con impregnati di varia tonalità.

Infine le parti metalliche che ci hanno visto intervenire soprattutto per eliminare le numerose sbollature, sfogliature e parti ossidate o corrose, che avevano causato una perdita, in alcuni casi totale, di adesione dagli elementi lignei.

UOMO VITRUVIANO

Smontate e pulite, le parti metalliche sono state epurate delle parti ossidate e poi sottoposte ad un trattamento di zincatura e protezione finale con smalto ferromicaceo di colore antracite a grana fine.

La fase finale del nostro intervento, ha visto tutto il nostro team impegnato in una opera di montaggio che ha seguito lo schema di catalogazione redatto all’inizio, sulla base dell’ordine di smontaggio usato per “decomporre” l’opera.

Schede, relazioni, reports hanno accompagnato ogni fase del nostro intervento, per lasciare, a futura memoria, un resoconto dettagliato di quanto fatto, per rendicontare come la tecnologia, sempre in prima linea negli interventi di Restauro Italia, sia andata di pari passo con la sensibilità e la professionalità, tutta umana, dei nostri restauratori.

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